L’utile clown

Al momento della nostra partecipazione alla missione libica “Odissey Dawn”, il Governo ci aveva rassicurati, seppur in modo non proprio convincente (“L’ipotesi di un nostro intervento militare, per ovvi motivi legati al nostro passato coloniale, è da escludere categoricamente. Al massimo potremmo dare la disponibilità logistica delle nostre basi, ma anche in questo caso occorre un chiaro mandato internazionale dell’Onu”, Franco Frattini, ministro degli Esteri; “L’Italia mette a disposizione solo le basi militari ma se sarà necessario parteciperà anche ai raid aerei”, Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio).
Ieri dal nostro Presidente del Consiglio abbiamo saputo che gli alleati, il Presidente americano Obama in primis, ci hanno chiesto di partecipare ai bombardamenti in Libia, e che lui ha dato il proprio consenso (“L’Italia ha deciso di aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell’intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica”, dichiarazione di Palazzo Chigi; “Diamo il benvenuto all’annuncio che l’Italia ha deciso di fare un passo in più”, Anders Fogh Rasmussen, responsabile dell’Alleanza atlantica; “È la naturale prosecuzione di una missione che non cambia”, Franco Frattini, ministro degli Esteri).
Mi tornano in mente le opinioni espresse in segreto da personalità legate all’amministrazione americana e pubblicate da Wikileaks (“L’Italia non sempre si è dimostrata un partner ideale. Il lento ma reale declino economico minaccia la sua capacità di avere un ruolo nell’arena internazionale. La sua leadership manca spesso di visione strategica – una caratteristica che nasce da decenni di coalizioni instabili o di vita breve. Le istituzioni non sono adeguatamente sviluppate come ci si aspetterebbe da un moderno Paese europeo. La non volontà o l’incapacità di dare risposte a molti dei problemi cronici creano apprensione tra i partner internazionali e danno l’impressione di un governo inefficace e irresponsabile. La volontà di Silvio Berlusconi di porre gli interessi personali prima di quelli dello Stato, la sua preferenza per soluzioni a breve termine invece che per investimenti di lunga durata, il suo frequente uso di istituzioni e risorse pubbliche per conquistare vantaggi elettorali sui suoi avversari politici hanno danneggiato l’immagine dell’Italia in Europa e hanno creato un tono disgraziatamente comico alla reputazione italiana in molti settori del governo statunitense. La combinazione tra declino economico e idiosincrasia politica ha spinto molti leader europei a denigrare il contributo di Berlusconi e dell’Italia. Noi non dobbiamo farlo. Noi dobbiamo riconoscere che un impegno di lungo termine con l’Italia e i suoi leader ci darà dividendi strategici ora e nel futuro. Roma è un posto eccellente per fare i nostri affari politici e militari. Berlusconi è incline alle gaffe ed è un po’ clown”).
Non è forse giunta l’ora di mandare a casa l’utile clown?


