Lavoro

Ieri avevo elogiato il ministro Sacconi per la sua coerenza. Oggi sono costretto a rifarlo, estendendo gli elogi anche alla ministra superstar dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, e a quella della Gioventù, Giorgia Meloni. Evidentemente chi va con lo zoppo prima o poi zoppica anch’egli.
Perché questi elogi? Perché ieri il terzetto ha presentato il “Piano di azione per l’occupabilità dei giovani”.
Il piano, semplice e geniale allo stesso tempo, prevede l’allineamento tra scuola, università e mondo del lavoro di modo che, finiti gli studi, il giovane possa subito trovare lavoro.
La maniera, geniale dicevo, ce la spiega il coerente Sacconi: «C’è un pezzo di Paese che quando parli di lavoro manuale non capisce. Ma per fortuna capisce la società».
La simpatica e giovane Meloni va oltre: «Occorre scardinare il sistema Italia, fare una rivoluzione culturale che sia in grado di tirarci fuori dal sessantotto, abbattere i privilegi acquisiti e adeguare la società al mercato del lavoro che cambia».
E come si realizza tutto ciò? Ci pensa la stella Gelmini a spiegarcelo: «Istituiremo 58 istituti tecnici superiori, che verranno denominati “Scuole speciali di tecnologia” e avranno il compito di formare super-tecnici nelle aree tecnologiche del piano di intervento Industria 2015: si tratta di un progetto al quale hanno già aderito 16 Regioni».
Abbiamo capito: tante belle parole per dirci che i giovani devono smetterla di cercare lavori intellettuali per indirizzarsi vero il sano e gratificante lavoro manuale.
D’altra parte, ecco dove sta la coerenza, che senso ha studiare da avvocato o architetto se poi si finisce a fare l’operatore in un call center o il pizzaiolo stagionale?
