
Per evitare altri 14 dicembre, Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, ha proposto l’arresto preventivo nei confronti dei violenti criminali (“Qui ci vuole una vasta e decisa azione preventiva, tanto si sa chi c’è dietro la violenza scoppiata a Roma: tutti i centri sociali, i cui nomi sono ben noti di città in città. La sinistra, poi, per coprire i violenti cerca di indagare sugli infiltrati. Bugie. Chi protesta in modo pacifico e democratico va diviso dai vasti gruppi di violenti criminali che costellano l’area della sinistra. Solo un deciso intervento può difendere l’Italia”).
Puntuale è arrivata la reazione dell’opposizione (“L’arresto preventivo è annuncio di fascismo. Gasparri all’età di questi ragazzini aveva l’attitudine alla violenza teppistica. Questo Parlamento non può salire in cattedra contro la violenza”, Nichi Vendola, presidente della regione Puglia; “Gasparri è un pericoloso provocatore”, Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera dei Deputati; “È inevitabile che il pensiero corra ai metodi delle dittature latinoamericane e al riproporsi di una cultura del ventennio e accolgo l’appello per cercare di rasserenare il clima ed isolare chi si augura, come Maurizio Gasparri, che alla manifestazione di martedì ci siano scontri”, Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma).
A me, invece, la proposta di Gasparri non sorprende né scandalizza. Giorni fa avevo scritto che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Questa è l’ulteriore prova che quel detto non si sbaglia.
Piuttosto, a quando l’olio di ricino?