
27 marzo 2010. Durante il vertice della Lega Araba che si tiene a Sirte, in Libia, il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi bacia la mano del leader libico Muammar Gheddafi.
29 agosto 2010. Muammar Gheddafi viene ricevuto con tutti gli onori nel nostro Paese. Durante la sua visita tiene una lezione di Corano a un centinaio di belle ragazze italiane (“Convertitevi all’Islam, Maometto è l’ultimo dei profeti”, le esorta distribuendo copie del Corano) e partecipa, insieme ad altri 800 invitati, a una festa offerta dal nostro Premier durante la quale si esibiscono i carabinieri a cavallo nel loro famoso Carosello.
Febbraio 2011. Dopo i tunisini e gli egiziani, anche i libici scendono in piazza per ribellarsi al regime che li governa da oltre quarant’anni. Dopo alcuni giorni di proteste, Gheddafi ordinerà al suo esercito di sparare sui manifestanti. Saranno diverse centinaia i morti.
17 febbraio 2011. Mentre tutti i governi occidentali iniziano a prendere le distanze dal leader libico, Franco Frattini, il nostro Ministro degli Esteri, dichiara: “Gheddafi ha realizzato una riforma che chiama ‘dei Congressi provinciali del popolo’: distretto per distretto si riuniscono assemblee di tribù e potentati locali, discutono e avanzano richieste al governo e al leader. Cercando una via tra un sistema parlamentare, che non è quello che abbiamo in testa noi, e uno in cui lo sfogatoio della base popolare non esisteva, come in Tunisia. Ogni settimana Gheddafi va lì e ascolta. Per me sono segnali positivi”.
19 febbraio 2011. Sollecitato delle opposizioni, Silvio Berlusconi si dichiara preoccupato per quello che sta avvenendo in Libia ma dice di non aver sentito Gheddafi perché “la situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno”.
Mattina del 21 febbraio 2011. Dichiarazione di Franco Frattini: “Noi vogliamo sostenere il processo democratico, ma non dobbiamo dire ‘questo è il nostro modello europeo, prendetelo’. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership. L’Europa non deve esportare la democrazia. Auspichiamo si avvii, come sostenuto da Said al Islam, il figlio di Gheddafi, un processo pacifico di riconciliazione nazionale che porti a una Costituzione. Un processo che l’Ue deve sostenere, ma senza interferire. Non siamo noi a dire chi deve restare chi se ne deve andare”.
21 febbraio 2011. Dal sito di Repubblica on line: “Ormai a Tripoli è guerra civile. La protesta contro il regime ha raggiunto il suo culmine, migliaia di persone sono scese in piazza. L’aviazione ha bombardato i manifestanti, ci sarebbero circa 250 morti”.
Sera del 21 febbraio 2011. Dichiarazione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: “L’Italia segue con estrema attenzione e preoccupazione l’evolversi della situazione in Libia e si tiene in stretto contatto con tutti i principali partner nazionali e internazionali per fronteggiare qualsiasi emergenza. Siamo allarmati per l’aggravarsi degli scontri e per l’uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile”. E nulla di più.
Ma che razza di persone ci stanno governando?