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Fantasia creativa

 
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Il gruppo “Fantasia Creativa”, nasce a Ragusa nel 1979 con l’intento di fare politica, cultura, percorrendo la strada della novità, della libertà dentro la Fantasia.
“Abbandonate le discoteche. Distruggete pellicce e gioielli. Abbandonate le vostre ipocrisie. Andate tutti al mare, non importa se giorno o notte. Liberate la vostra fantasia” è il manifesto, il simbolo in musica, di questa nuova maniera di proporsi.
Nel dicembre del 1979 in alcune scuole della provincia di Ragusa fa la sua apparizione un giornalino ciclostilato, “Fantasia Creativa”, un mensile in cui si parla dei giovani, di impegno, di cultura, di privato, ma anche di cose apparentemente più banali e futili come la pubblicità nelle televisioni locali o il piacere che si prova quando si fa la cacca.
E il nonsense fa la sua comparsa in città con una serie di cartelloni che hanno lo scopo di far riflettere i giovani sul modo di trascorrere il loro tempo libero.
La serata Rum & Filoncino, che si tiene il 16 febbraio 1980 presso il teatro Sant’Antonino a Ragusa Ibla, è un altro dei loro tanti modi di proporsi.
Il gruppo però vive solo l’arco di una stagione, probabilmente perché arriva troppo in anticipo su temi quali il “privato” che diventa “politica” e lo svecchiamento della cultura e dei suoi modi. Ma gli effetti del suo passaggio sulla scena culturale ragusana non tarderanno a farsi sentire e resteranno vivi per diversi anni ancora.
Le parole del gruppo: “La Fantasia al Potere”, “Il Potere della Fantasia”, “Non c’è rivoluzione nella società, senza rivoluzione dentro di noi”.
Fanno parte del gruppo, Giusi Dipasquale, Enzo Ingallina, Meno Occhipinti, Giorgio Rotilio.

Ecco alcuni degli articoli pubblicati sul giornale o che parlano del gruppo.

 

Vi spieghiamo il perchÉ

di Meno Occhipinti
Editoriale pubblicato sul primo numero di “Fantasia Creativa” nel dicembre 1979

 

Avvertiamo un po’ tutti, chi in misura maggiore, chi in misura minore, la profonda crisi politico-culturale che esiste nel nostro paese. Ci accorgiamo pure come molti di noi sono insoddisfatti, indifferenti, incapaci di instaurare un dialogo; incapaci di instaurare un nuovo rapporto; incapaci di comprendere; ma capacissimi (purtroppo) di chiudersi in un intimismo ed in una indifferenza da far paura. Ci chiediamo il perché di tutto ciò, ma soprattutto cosa si può fare per uscirne fuori, non da vittime ma da vincitori. Ci accorgiamo pure come veniamo strumentalizzati ogni giorno dai mass-media. Ce ne accorgiamo, ce ne rendiamo conto tutti (o quasi) ma su ognuno l’indifferenza regna sovrana. Qualunque cosa si faccia, si sceglie sempre la strada meno impegnativa, quella che ci faccia pensare e faticare di meno. Ed ecco, subito, la non-decisione: si va in discoteca (per i meno energici c’è sempre la solita passeggiata in via Roma).
Ma proprio non ci si rende conto che il nostro agire viene preordinato; la nostra mente programmata allo scopo di tenerci buoni, inutili e, altrettanto grave, tentano di spersonalizzarci, di sfiancarci, di renderci soprattutto nulli.
Ebbene, noi del gruppo “Fantasia Creativa” siamo ragazzi che, come tanti altri, sentiamo l’esigenza di creare un rapporto di dialogo, di comunicazione, con e tra i giovani; in quanto vediamo che la società, così come è fatta, ci divide, ci rende nemici. A tutti noi quindi il dovere di parlare, di criticare, se ne vediamo la necessità. Ecco, questo giornale vuole essere un campo di forze contrastanti, un campo in cui ognuno possa sentirsi libero di esprimersi, di criticare, di urlare, di odiare, di amare; questo giornale vuole essere, nei limiti del possibile (e qui è chiamata in causa la vostra collaborazione), uno stimolo per quanti vogliono fare qualcosa; uno stimolo per quanti sono sfiduciati e non credono più che si possa fare qualcosa; che ci si possa sentire vicini, anche con un modesto pezzo di carta. Infine, col vostro aiuto cercheremo di far sì che il giornale diventi un campo in cui chiunque possa sentirsi protagonista.
Noi da parte nostra cercheremo di rendere il significato “giornale” in modo nuovo, sia nella struttura che negli argomenti (non vogliamo essere portavoce di chissà quale argomento; noi vogliamo un confronto di idee tra chi scrive e chi legge, che a sua volta può diventare colui che scrive). Per fare tutto ciò ci serviremo principalmente della nostra fantasia, non come banale aggiunta ma come una semplice e fantasiosa creatività. Lo ammettiamo, il nostro programma è ambizioso (troppo?), ma col vostro aiuto cercheremo di riuscire (lo speriamo, almeno).

 

 

PIÙ VESTI E MEGLIO È

di Giorgio Rotilio
Articolo pubblicato sul primo numero di “Fantasia Creativa” nel dicembre 1979

 

Avete visto su Teleiblea la pubblicità al Big-Ben? Dunque, la scena è questa: di sera, davanti a un portone, stanno 4 bei ragazzi. Ad un tratto esce una ragazza ben vestita (da Big-Ben naturalmente) e due dei ragazzi le corrono dietro. Dopo un po’ la porta si riapre ed esce un’altra ragazza e la scena si ripete.
Ora, io non so se ridere o piangere. Non ho capito bene cosa si intendeva dire. Non potevano mettere un maglione, ad esempio, ad una pecora e pubblicizzare l’indumento? O si voleva fare capire che vestendo meglio si hanno molti ragazzi ai propri piedi? O che i ragazzi sono orgogliosi e contenti di correre dietro alle ragazze ben vestite, specie se si compra al Big-Ben?
Può darsi che non abbia capito niente. Quindi, per favore, spiegatemelo voi!

PANE, AMORE E FANTASIA

intervista di Giorgio Cilia
Pubblicata sul mensile “Dialogo” di Modica, sul numero di gennaio 1980

 

È nato a Ragusa un gruppo nuovo il cui nome è “Fantasia Creativa”. Li abbiamo scoperti una sera al lavoro, mentre si apprestavano a comporre pazientemente e con arnesi rudimentali un giornalino ciclostilato.
Abbiamo letto il loro foglietto e vi abbiamo trovato molti spunti di riflessione, oltre che essere uno strumento agile ed utile per facilitare la comunicazione fra i giovani. Il foglio, inutile dirlo, non solo è pieno di provocazioni positive, ma è esso stesso una provocazione nel suo insieme.
Li esortiamo favorevolmente a continuare la loro esperienza, così come l’hanno creata e voluta. Il proposito di creare una sinistra giovane creativa, libera e senza modelli prefabbricati forse può far sorgere dalle macerie del vecchio, ma pur valido per i suoi tempi, movimento studentesco, una realtà nuova e viva. Forse hanno ragione loro: «Non c’è rivoluzione nella società, senza rivoluzione dentro di noi».
L’intervista sotto pubblicata ha il compito di capire meglio la loro esperienza. Ci siamo seduti in quattro attorno ad un tavolo, io e tre componenti del gruppo che sono: Giorgio Rotilio, iscritto al V° anno della scuola d’arte, Giusi Di Pasquale, diplomata a scuola d’arte, oggi disoccupata e Meno Occhipinti iscritto al V° anno di Ragioneria.
È nata così una piacevole conversazione e da questa abbiamo tratto l’intervista che segue.
Che cosa vi ha spinto a costituire un gruppo insieme?
Meno — Da molto tempo ho cercato un gruppo attraverso il quale potevo esprimermi e comunicare con gli altri, soprattutto con i giovani...
Giorgio — Secondo me non basta solo interessarsi dei giovani; questo lo fanno anche altre organizzazioni come la FGCI, il Circolo “6 Gennaio 45”, o il Circolo “Nuova Cultura”. Per me è importante soprattutto un legame tra i componenti del gruppo e che ognuno riesca a essere se stesso e spontaneo...
Giusi — Sono d’accordo anch’io in quanto sia io che Giorgio abbiamo vissuto un’esperienza in passato dentro il gruppo “6 Gennaio ‘45”, dove, tenuto conto della nostra impreparazione politica e di vita, ci accorgevamo che era il gruppo a formare noi e non noi a formare il gruppo. Per questo motivo sia io che lui abbiamo scelto di fare un’esperienza diversa in cui ognuno può liberare la sua «fantasia creativa», senza imbattersi contro cose già prefabbricate.
“Fantasia Creativa” è il nome del gruppo e del vostro giornale. Avete pure detto nella pagina di apertura del giornale ciclostilato che per svolgere la vostra proficua attività vi servite principalmente della vostra fantasia; che significa?
Meno — Per noi significa non ripercorrere vecchi schemi, significa combattere ideando nuove vie e nuovi mezzi; è il tentativo insomma di far politica in maniera nuova, non più sclerotizzata, ma libera e piena appunto di fantasia. Una sera abbiamo tirato fuori una canzone sulla fantasia, vuoi ascoltarla?
“Abbandonate le discoteche, distruggete pellicce e gioielli, abbandonate le vostre ipocrisie, andate tutti al mare, non importa se giorno o notte, liberate la vostra fantasia”.
Parliamo del vostro giornale: perché avete scelto per comunicare all’esterno il questionario e il foglio ciclostilato?
Meno — Rispondo ancora io: abbiamo discusso parecchie volte quale poteva essere il nostro modo migliore per potere comunicare con gli altri. Abbiamo pensato a tante idee ad esempio musica, manifesti, radio etc. e poi alla fine abbiamo trovato più pratico, più semplice ed economico, dopo aver tenuto conto dei risultati del nostro questionario, fare appunto un giornale ciclostilato...

Ma quali sono state le impressioni più salienti che questo questionario vi ha suscitato?
Giorgio — Secondo me ciò che ho potuto notare dalle risposte che abbiamo raccolto è un senso diffuso di insoddisfazione della vita che si conduce, ma soprattutto un’esigenza di comunicare con gli altri e di poter fare qualcosa di diverso...
Meno — Al di là del questionario, nei rapporti che ho avuto, ho notato una certa indifferenza verso di noi, anzi spesso mi sono scontrato con un rifiuto netto ad acquistare il nostro foglio.
Giusi — Sì è vero, io penso che ciò è dovuto ad una idea che esiste soprattutto fra i giovani, che giornale significa qualcosa di seccante, — come potrei dire, — di barboso. Tuttavia, quelli che ci hanno conosciuto e che sapevano che il foglio lo avevamo fatto tutto noi, ci hanno accolto con curiosità ed interesse...
Avete detto inoltre nel vostro foglio che si avverte una profonda crisi politico-culturale tra i giovani. Cosa ve lo fa pensare?
Meno — Non voglio usare grandi parole, penso che ce ne possiamo accorgere dalla vita di tutti i giorni, dall’apatia che oggi caratterizza il nostro vivere quotidiano. Basta qualche minuto in un luogo di ritrovo, bar Mediterraneo in testa, per capire che esiste un grande vuoto fatto soprattutto di mancanza di speranza, si vive insomma alla giornata...
D’accordo, ma di chi è la colpa di tale malessere diffuso? Dei giovani o di chi?
Giorgio — È difficile dire in che misura è ripartibile la colpa, io penso comunque che la responsabilità maggiore viene dall’alto e cioè dal potere che, in diversi modi specie con i mass-media, ha piegato la volontà di vivere e di reagire. Ciò non toglie che anche noi deteniamo una nostra specifica responsabilità quando accettiamo passivamente la realtà di fatto e nulla facciamo per cambiarla.
Il vostro non è il solito volantino; vi siete interessati di parecchi argomenti, ma soprattutto vi siete soffermati su tematiche esistenziali, dico bene? E come mai?
Giusi — In un certo senso dici bene. Noi pensiamo e crediamo che l’errore più grande della sinistra giovane e vecchia sia stato quello di parlare di grandi masse oppure di potere, senza capire che la prima rivoluzione deve nascere dentro di noi. Questo è un errore che non vogliamo fare, vogliamo cambiarci e cambiare gli altri dentro per potere decidere finalmente liberi, almeno dei nostri condizionamenti, il nostro domani.
Il domani volete costruirlo da uomini liberi, e il presente? Magari qualcuno si chiederà quale partito o organizzazione c’è dietro di voi, vogliamo sciogliere questo nodo?
Giusi — Voglio tener presente che nel nostro interno ci sono giovani che provengono da esperienze politiche diverse e altri che iniziano proprio ora con noi ad essere attivi, io per esempio credo fermamente nelle idee libertarie.
Giorgio — Anch’io credo che le mie radici siano anarchiche.
E tu Meno?
Meno — Io sono molto vicino alla nuova sinistra. Quello che ci preme dire, comunque, è che non siamo i portavoce di nessun partito. Ci muoviamo nell’ambito dello schieramento di sinistra, mentre come ha detto Giusi, nel nostro interno c’è pluralismo di opinioni e di scelte. Siamo pertanto aperti, liberi e disponibili a dialogare con tutti. In fondo che senso avrebbe rinchiudere la creatività nello stretto di un partito!...
Alla fine di questa chiacchierata, ditemi, secondo voi vale la pena vivere senza fantasia creativa?
Giorgio — Magari sì, purché ci sia altro di meglio.
Giusi — Per finire con una battuta io direi di no, visto che i migliori siamo noi.
Meno — Forse si può campare lo stesso, ma perché farne a meno?
Beh, allora auguri.

 

CONFESSIONI DI UNA LATTINA DI BIRRA

di G. Lattinadibirra
Articolo pubblicato sul secondo numero di “Fantasia Creativa” nel gennaio 1980

 

Probabilmente il titolo vi suonerà strano ma, vi confesso (e siamo in tema di confessioni) che se non credete che io sia una lattina di birra, non mi interessa proprio un cazzo. Tanto per voi io potrei essere un’aspirapolvere, un dromedario, visto che non mi conoscete. Eppure sono proprio una lattina di birra e sto per darvi rivelazioni sensazionali a proposito di una storia d’amore e di morte, che ci vede tutti protagonisti ma nessuno vincitore. Ma incominciamo dall’inizio. Sono molti coloro che vogliono scappare da Ragusa in cerca di vita, di qualcosa di diverso rispetto alle solite facce, alle solite mattonelle di via Roma e alle solite sedie (sempre più consumate) del Mediterraneo. È questa una sorta di insofferenza permanente che, chi più chi meno, colpisce tutti indistintamente. Ma voi, signori che progettate rocambolesche e avventurose fughe in sperdute isole dei tropici o nelle frastornanti metropoli del Nord, voi, individui dallo sguardo sognante e meditabondo, suvvia, ragionate. Ragusa è una città con più di 60.000 abitanti; ha un bel nome ed è la provincia più a Sud d’Italia e come se non bastasse, ha quattro cinema, un sindaco (e che sindaco) e perfino un Selvaggio (che attira visitatori soprattutto la domenica). Per non parlare delle chiese, dei preti, del vescovo, dei bordelli (per carità, clandestini) e delle innumerevoli strutture sportive e ricreative che sorgono qua e là in tutta la città (trallalero trallallà). Di conseguenza avete tutto quello che dei giovani possono desiderare al mondo. Ma voi forse cercate più gente? E che differenza volete che abbia un migliaio di persone in più o in meno, quando poi ve ne state compressi peggio delle ostriche nelle vostre tane, sotto forma di comitive e gruppuscoli vari? Ascoltate, il vostro inferno sta proprio su questo scorcio di terra, dove dovete lottare per sopravvivere, dove imparerete a conoscere che amore, amicizia e solidarietà sono espedienti inventati per colmare il vuoto che abbiamo dentro. E se io a questo punto affermassi che ho detto solo un pugno di cazzate? Potrei cambiare cento volte le carte in tavola, potrei essere un reazionario o un estremista, potrei parlar bene del sindaco o della Madonna. Voi non potreste dire un bel niente, perché siete solo lettori e per giunta passivi. E di conseguenza io esercito un potere su di voi. Quello di parlare senza farmi interrompere, quello di affermare senza recepire.Voi potete o non potete recepire ma, di sicuro, non potete affermare. Inoltre possiedo un altro potere. Quello di non farmi conoscere, di lasciare un alone di mistero dietro la mia lettera. In effetti dietro potrebbe esserci un esercito di giovani pronto a cambiare il mondo, oppure un grido isolato proveniente dalla luna; oppure ancora soltanto una lattina di birra, una di quelle che incontrate quotidianamente per strada e regolarmente ignorate per un discorso del tipo “Che fai stasera, bambola?”. Eppure chissà quante cose potrebbe dirvi una lattina di birra. Potrebbe dirvi, per esempio, che se continuate così siete fregati, che se non lottate su ogni squarcio che vi si offre, la prigione del Potere si rinchiude e vi soffoca. Un’occasione potrebbe esservi data da questi quattro fogli che leggete. Un’occasione per conoscersi, per sentirsi vivi.

 

GIOVANI: CHI HA DETTO CHE NON HANNO NULLA DA DIRE?

di Giorgio Cilia
Articolo pubblicato su mensile “Dialogo” nel febbraio 1980

 

È uscito fuori da un vecchio ciclostile il foglio di gennaio del gruppo “Fantasia Creativa”. Nello scorso numero di Dialogo abbiamo fatto loro una interessante intervista o meglio una discussione che poi è stata riportata sul giornale sotto forma di intervista di gruppo.
Questi ragazzi non finiscono di sorprendere; il foglio ciclostilato che conta ben 12 facciate è pieno di numerose riflessioni e di numerosi interventi di giovani che hanno letto il primo numero e che ora hanno espresso il loro giudizio.
Attraverso questo foglio i giovanissimi parlano, discutono, si scambiano impressioni, esperienze; ma soprattutto escono dall’anonimato, tirano fuori le loro cose, i loro bisogni, i loro desideri, le loro angosce, le loro attese, loro e di nessun altro.
Ora usando il grottesco con le confessioni di una lattina di birra, ora imitando una delle tante trasmissioni radio ora parlando della cosiddetta “paranoia” ovvero la poca voglia di vivere, lasciano ad ognuno, tranne gli arrivati, qualcosa su cui riflettere. E poi una pagina chiama l’altra per capire che cosa vuole dire Massimo, Luigi, Francesco, Giorgio Be, Massimo M, Giorgio della 5° B o un lettore anonimo.
Chi ha detto che i giovani non vogliono fare niente, che non hanno niente da dire? Quando in America scesero a migliaia per le strade della California o della Virginia per gridare “Pace”, li picchiarono e li spedirono a fare la guerra più orribile che questo secolo ha conosciuto; quando nell’Occidente Europeo ed in Francia in particolare la protesta giovanile esplose nel ‘68 per gridare ai 4 venti il dissenso contro le vergogne piccole e grandi, furono giudicati facinorosi e violenti. Oggi che la loro presenza è stata schiacciata con le leggi inique, con le cariche contro uomini inermi, con il potere del Dio denaro, ci rimane proprio poco di cui essere contenti.
La verità è che i giovani hanno cose da dire, e il foglio del gruppo “Fantasia Creativa” ne è la prova, ma ciò che dicono e ciò che fanno porta con se il germe della verità e quando mai la verità è piaciuta ai benpensanti e ai potenti?
Non vorremmo che domani qualcuno di loro nelle vesti insolite di nonno raccontasse al suo nipotino, vestito in divisa militare fra un mare di macerie, che c’era una volta un gruppo “Fantasia Creativa”, e che prima di loro altri avevano gridato pace, partecipazione e libertà, ma un giorno venne il Dio denaro e vinse e così viviamo tutti infelici e scontenti.
È una favola, non prendiamola sul serio, però se provassimo ad avere più fantasia, forse la favola potrebbe avere un altro epilogo (e il Dio denaro venne sconfitto e viviamo tutti felici e contenti).
Finisce così questo articolo senza testa né coda. Perché cancellarlo? Così è stato concepito e così deve uscire. Provateci voi a scriverne uno migliore.

 

 

LA MUSICA È FINITA

di Meno Occhipinti
Volantino distribuito nel maggio 1980

 

In questi giorni sarebbe dovuto uscire il sesto numero di “Fantasia Creativa” ma, ve ne sarete accorti, non è ancora uscito e non uscirà mai. Perché? Questo mese non avrete avuto la solita razione di idiozie, seppur fantasiose e creative, per tanti motivi:
tre dei nostri collaboratori hanno fatto di tutto per poter fare il militare che, come ben sapete, è la sola medicina per diventare veri uomini. Addirittura Enzo si è iscritto a “FC” col solo scopo di avere una raccomandazione per essere arruolato, dato che le altre volte era sempre stato scartato;
un altro nostro collaboratore, che era venuto a “FC” per le ragazze, è riuscito nel suo intento e presto sposerà un’affascinante fantasiosa creativa ragazza;
un altro di “FC” ha lasciato tutto e se ne è andato per i cavolfiori suoi in cerca dell’anima gemella, della pipa e del primo numero di “FC” che aveva perduto tempo addietro.
Parliamo seriamente: “Fantasia Creativa” non è uscito perché tre dei nostri sono stati chiamati per il servizio di leva ed alcuni di quelli che sono rimasti sono in preda a crisi esistenziali ed ideologiche. Quindi era assurdo fare uscire un giornale che, per forza di cose, non avrebbe dato niente a nessuno (ammesso che i precedenti siano riusciti in questo intento). Noi lo avremmo fatto di malavoglia, e quindi male, voi avreste letto un giornale senza valore (sempre ammesso che gli altri ne abbiano avuto. Noi siamo convinti di sì, altre persone non sono del nostro parere). Detto ciò vi ringrazio per come ci avete accolti (per noi “FC” ha rappresentato un momenti di crescita sia personale che di gruppo) e vi auguriamo un mare di felicità.