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Una birra con Ciccio / 18

Ragusarugby, 4 marzo 2015

 
Due chiacchiere suLLA SERIE B DI RUGBY con l’esperto dEL CAMPIONATO CADETTO (e di birre), Ciccio Schininą.

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Ciccio, con la serie B ferma ti propongo una birra diversa. Parliamo di Nazionale, Pro12 ed Eccellenza? Ti va?
Se non mi metti troppo in difficoltà perché no.

In difficoltà? E perché dovrei… anche perché l’argomento di quelli facili facili… Intanto dimmi che birra “diversa” mi proponi.
Questa è “la Settimana della Birra Artigianale”, nata per dare spazio e risalto alla birra di qualità, quindi oggi non solo ci beviamo una gran birra ma ci abbiniamo pure un gran piatto. La meraviglia che hai nel bicchiere, spillata dal suo creatore, il siracusano Andrea Camuto, è una Nanai del suo birrifico Malarazza. Una Double Ipa dai profumi agrumati della zagara delle nostre arance. All’inizio emerge il dolce dei malti e poi i luppoli americani fanno il loro dovere con una persistente quanto piacevole nota amara; invece il profumo che senti sono dei bocconcini di agnello in crosta di malto Crystal (lo stesso usato nella Nanai) preparati dal bravissimo, e anche lui siracusano, Stefano Ferrante... Oggi non ti puoi proprio lamentare: non solo ti offro la birra, come sempre, ma mi scrocchi anche la cena...e che cena!

E chi si lamenta… Magari fosse sempre così… Iniziamo con la Nazionale? Finalmente gli azzurri hanno vinto la prima partita in questo Sei Nazioni, ma a me è sembrata la solita Italia tutta mischia e poco altro. Tu cosa hai visto?
Quando vedi un partita cosi coinvolgente dal punto di vista emotivo è chiaro ed è giusto gustarsi la vittoria e le emozioni del caso. Però, a mente fredda bisogna ragionare: sicuramente abbiamo visto un’Italia che è riuscita ad imbrigliare la Scozia con una difesa eccellente togliendo palloni ai trequarti avversari ed impedendogli di costruire; la touche è migliorata molto rispetto alle precedenti uscite e, come dicevi tu, la mischia è stata dominante, e lo è stata con un Cittadini superlativo (e qui c’è da riflettere perché il ragazzo ha giocato per pura casualità a causa dell’infortunio di Castro altrimenti non sarebbe stato nemmeno convocato). L’altra faccia della medaglia è che non costruiamo gioco e qui non si capisce perché insistere su Haimona (che è e rimane un centro checché se ne dica) quando il Sei Nazioni poteva (e ancora può, per fortuna) rappresentare l’opportunità migliore per dare fiducia ad un giovane di talento come Allan e arrivare al Mondiale con un vero costruttore di gioco.

Gira gira, alla fine si parla sempre di apertura e di calciatore. Possibile che in un Paese calciofilo non ci sia uno che gioca a rugby e che abbia un piede decente?
Il discorso è semplice: per calciare bene ci vuole metodo e costanza di allenamento, attitudine a gestire la pressione, cosa che si ottiene solo calciando in partita. Haimona nella sua squadra di club non calcia, Allan invece sì, ma bisogna dargli spazio e fiducia.

I “grandi” vincono, i giovani invece perdono. La Under20 è stata sotterrata sotto un 45-0 che fa molto male.
Qua il discorso è molto più complesso, perché dietro abbiamo una Under18 che invece vince, cosi come la selezione Under17. La domanda, lecita, è: vinciamo in Under18 perché siamo migliorati tecnicamente nei metodi di allenamento? Perché abbiamo tecnici qualificati? Perché abbiamo più capacità nello scovare talenti? Perché il sistema accademie funziona? Oppure anche questa Under18, quando arriverà in 20, inizierà a perdere perché il livello di gioco delle altre compagini cresce esponenzialmente nella fascia 18-20? Secondo me la verità sta nel mezzo: abbiamo qualche tecnico di qualità e abbiamo una nidiata di talenti, e questo è già un fattore, che vengono preparati sia fisicamente che ad un gioco che consenta vittorie nell’immediato. Si punta però troppo poco alla crescita della tecnica individuale, che invece è l’obiettivo primario delle altre nazioni che poi, quando è il momento di dare gli input tattici necessari, devono “semplicemente” dare un gioco non solo a degli atleti ma a dei giocatori completi. E questo è un problema atavico, è una questione di mentalità, di cultura. Divento pazzo quando vedo dirigenti e allenatori eccitarsi per le vittorie dei concentramenti Under 14, Under 12, postare risultati su Facebook, esprimere analisi tecniche delle partite in fantomatici articoli: a perdere le partite del Sei Nazioni si comincia lì.

Andando a scendere ci sono le due franchigie in Pro12. Le Zebre domenica hanno vinto, ma di misura e con la terzultima in classifica. Nonostante la vittoria, però, la franchigia federale resta sconsolatamente ultima. Nella stessa giornata la Benetton ha preso una bella sventola, e il penultimo posto è sempre suo. Non è che ci sia tanto da gioire…
Le Zebre non hanno e non possono avere un’identità, è una franchigia che non è legata al territorio, è un fatto oggettivo. La FIR vorrebbe più pubblico al Lanfranchi di Parma ma nel frattempo la “promette” a Roma. Non è facile lavorare in queste condizioni. La Benetton è in rifondazione e ci può stare un campionato così, anche perché entrambe le franchigie hanno gli stessi identici problemi: dietro loro c’è un campionato di Eccellenza che non interessa a nessuno, per prima alla FIR. Se non si fa diventare quel campionato un’eccellenza di nome e di fatto, investendoci, rendendolo un prodotto appetibile per le TV, mediaticamente proponibile e vendibile agli sponsor, non avremo mai un livello adeguato sia tecnico che economico. Le due cose purtroppo camminano a braccetto. I nostri (pochi) talenti vanno fuori per confrontarsi con un livello adeguato e se anche la franchigia federale punta su una seconda linea moldava invece che valorizzare i giovani è chiaro che c’è qualcosa che non va. Quando vedi partire i giovani della nostra Eccellenza verso le serie minori di Francia, Galles, Ingilterra etc ti deprimi perché ti rendi conto che il problema non riguarda solo i giocatori già formati come Masi o Campagnaro che vanno a confrontarsi con un livello superiore. 

Dunque tu dici che c’è qualcosa che non va nell’organizzazione della filiera che dalle formazioni giovanili delle società porta alla Nazionale. Qualcuno sostiene che l’anello debole sta nel sistema Accademie. Tu che pensi?
La filiera ormai è chiara, Accademia - Calvisano - Zebre - Nazionale; tutto quello che viene da altre parti è visto quasi con dispiacere, clamoroso l’esempio di Bacchin del Benetton che, scartato alle prime convocazioni quando gli fu preferito Bisegni, è stato nuovamente scartato dopo l’infortunio di Campagnaro quando gli è stato preferito Boni del Mogliano, nonostante Bacchin giochi regolarmente in coppia con Morisi in Pro12, per poi venire convocato dopo l’infortunio di Masi e schierato addirittura titolare. E Boni e Bisegni che fine hanno fatto? Il primo in tribuna e il secondo in panca: viene istintivo pensare che Brunel non sia libero nelle convocazioni e che, quando per una serie di situazioni ha potuto convocare Bacchin, gli ha dato giustamente spazio fin dal primo minuto. Sulle Accademie ti rispondo con un estratto dell'’ntervista del Presidente del Comitato Veneto Marzio Innocenti: «L’idea di fondo è che la Fir sia l’unica titolata a far crescere i giovani, riducendo i club a semplici reclutatori. Questa è una visione che trovo inaccettabile. In primo luogo perché rientra in un chiaro disegno volto ad esautorare le società delle loro prerogative e delle loro ambizioni di crescita, mentre sono convinto che le società debbano essere al centro di ogni progettazione federale. In secondo luogo, perché si tratta di un modo per non affrontare il vero nodo di tutto il nostro rugby, che è la mancanza di allenatori qualificati». A quanto dice Innocenti aggiungo che, in TOTALE assenza di regole sul conflitto d'interesse, la struttura delle Accademie consente ai manager di spostare soldi (1.100 euro a ragazzo convocato per le società da cui provengono) alla propria società di appartenenza creando disparità enorme soprattutto quando parliamo di squadre che disputano campionati di C o di B e penalizzando ragazzi meritevoli che non vengono convocati non per la qualità ma per la maglia che indossano. Il conflitto d’interesse ce lo trasciniamo dietro anche con le Zebre (FIR) che pagano Calvisano (Gavazzi). A quest’ultima obiezione mi diranno che Gavazzi ha ceduto le sue quote (che le abbia ceduto ai figli e a gente di fiducia non importa evidentemente) e che dunque non sussiste nessun conflitto d’interessi. Indubbiamente vero, rispondo io, ma non esistono nemmeno le regole e quindi è lecito sperare che su base etica e sportiva due righe si buttino giù. Qualcuno mi ha risposto che l’etica è ormai un concetto superato.

Mamma Ciccio, ce l’hai con tutti… Allora ti propongo un gioco: se fossi il presidente federale che faresti?
Mi dimetterei! (ride). Scherzi a parte, io non ho le competenze per dire quale sia la ricetta giusta, posso solo dire che i tecnici di alto livello sono indispensabili, che il sistema Accademie + Centri di Formazione ha un costo stratosferico e che se nelle regioni in cui le società sono più piccole e meno numerose possano svolgere una funzione importante, nel resto d’Italia non servono a nulla. Piuttosto investiamo questi soldi (con un controllo serio e costante da parte della FIR ovviamente) per avere dei club di livello che siano bacino di talenti e che siano appetibili per gli sponsor e le TV per avere finalmente un campionato di Eccellenza di qualità.

E dopo questa tiratona, ci siamo già fatti due birre, la domanda che ti piace tanto: i pronostici per la prossima giornata di serie B (ringraziami per questa domanda, altrimenti andremmo fuori tema, visto qui ti spacci per esperto del campionato cadetto).
Mi vuoi fare uccidere? I pronostici di questa domenica sono più incasinati del solito...
Amatori Messina - Benevento 0 a 4
Primavera Rugby - Amatori Catania 4 a 0
Frascati - Cus Roma 4 a 1
Capitolina - Reggio Calabria 4 a 1
Partenope - Colleferro davvero non so, ti dico solo tante mete e chi vince vince 5 a 2, ti basta?

Mi basta solo se mi offri un altro giro. Anche perché mi manca il pronostico di Padua-Svicat. Ma vista la bontà di questa bevanda, faccio finta di niente.