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Così ho vinto il ricorso

La Città, 25 febbraio 2006

 
Intervista a un ricorsista della posta

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A.B. (usiamo le iniziali perché ci ha chiesto di mantenere l'anonimato) è un giovane ragusano di 31 anni che dal 2003 lavora come portalettere in provincia di Ragusa. A.B. fa il portalettere perché ha vinto, almeno in primo grado, la causa con Poste Italiana S.p.A. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia.

“A fine 2000 sono stato assunto, a Ragusa, dalla Posta come portalettere con contratto a tempo determinato per tre mesi, andando ad occupare una zona rimasta scoperta da chissà quanto tempo”.

Quindi si trattava di una zona scoperta. E prima che arrivassi tu, la posta chi la recapitava?
La zona si dava in abbinamento. Significa che i portalettere delle zone attigue ne facevano un pezzo ciascuno. Ma questo naturalmente creava notevoli disservizi e ritardi per la consegna. Io comunque ho fatto i miei tre mesi di lavoro e poi, come previsto, sono tornato a casa.

E quando hai fatto il ricorso?
A metà del 2001 si è cominciato a sentire che qualcuno aveva fatto ricorso, anche se non erano chiare le motivazioni per cui si potesse farlo. Non si capiva se il contratto che all’epoca avevamo firmato noi precari potesse essere considerato nullo. Per non lasciare nulla di intentato, mi sono rivolto ad un sindacato e, dando la mia disponibilità ad iscrivermi in caso di assunzione, ho presentato il ricorso.

E poi ?
Per un po’ di anni ho perso di vista la cosa. Ogni tanto mi ricordavo di aver fatto ricorso ma non credevo potessi arrivare a vincerlo. Anche perché, come ti dicevo prima, lo avevo fatto più per non lasciare qualcosa di intentato che per vera convinzione. E invece, quando si cominciano a celebrare i processi, i tribunali danno ragione ai ricorsisti che quindi vengono assunti conte portalettere e, in più, ricevono un grosso risarcimento danni per gli stipendi non percepiti fino ad allora. Ciò nonostante io sono rimasto scettico ma dopo l’estate 2003 è arrivato il mio turno ed entro l’anno mi sono ritrovato assunto come portalettere, anche se sarebbe più giusto dire che “ho avuto il ripristino del mio rapporto di lavoro”.

Però non sei rimasto a lavorare a Ragusa.
Sì, mi hanno mandato in provincia perché, a sentire loro, i posti a Ragusa erano già esauriti. Io invece penso si sia trattato di un modo per fare un po’ di ostruzionismo dato che alla successiva tornata di assunzioni c’è stato chi ha trovato posto a Ragusa. Comunque di questo non mi lamento perché è pur sempre un lavoro e dove sto adesso mi trovo molto bene.

Quindi adesso sono due anni che lavori stabilmente. E la Posta si è rassegnata o ha fatto appello?
La Posta ha fatto appello, naturalmente! Sono ottimista perché i colleghi riassunti prima di me hanno già avuto il loro appello e hanno vinto. Il mio sarà dopo l’estate.

E adesso c'è questo accordo tra la Posta e il sindacato. Tu cosa farai? Pensi di aderire?
lo sono molto indeciso, ma propendo per la non adesione. Sono indeciso perché ci sono molti interessi in ballo e mi sembra che alla fine a perderci sarà solo il lavoratore. Se tutti i ricorsisti aderissero, la Posta, considerando i risarcimenti che finora ha dovuto sborsare, riavrebbe indietro circa 500 milioni di euro. È una bella cifra, non credi? Personalmente, se non firmerò sarà per non rinunciare ai soldi che ho avuto come risarcimento per il lavoro non svolto (voglio però farti notare che era un mio diritto lavorare negli anni in cui non ho potuto farlo) e perché non voglio nemmeno rinunciare ai contributi che in questi anni di lavoro/non lavoro la Posta mi ha versato e che in quel caso andrebbero persi.

E il sindacato cui sei iscritto cosa ti suggerisce di fare?
Loro dicono “Voi siete in una botte di ferro, non avete nulla da temere!”, ma poi aggiungono “Però è meglio che firmiate!”.